Critiche
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Critiche "Stefania Caria ... si propone con opere dal sapore nostalgico, il cui naturalismo diventa lo strumento principe per esprimere peculiarità sardo-salentine incontaminate nella loro stratificazione storica e artistica. La pittura di Caria è genuina.

”La pittura e la scrittura assolvono ad un bisogno primario di mettersi in profondo e meditato rapporto prima di tutto con se stessi: il disegno, ancor prima della scrittura, è stato il modo naturale e spontaneo di riflettere sul mondo, la prima forma di conoscenza della realtà che ci circonda e il primo modo di interagire con essa, descrivendola, immaginandola, richiamandola alla memoria, esorcizzandola a volte. Di tale bisogno la comunicazione è la conseguenza, non necessaria, anche se inevitabile. In primo luogo sta dunque la riflessione, la meditazione, da cui scaturisce l’ispirazione. L’ arte nasce dopo, quando si raffinano le tecniche di rappresentazione, quando la riflessione punta specificamente su di esse, quando si formulano i primi giudizi critici, che talora sfociano nella negazione dell’arte come criterio della conoscenza. Già Platone si poneva la domanda se l’arte renda l’uomo migliore e se abbia o no valore educativo. L’idea antica dell’arte come “mimesi”, imitazione, è per il filosofo, fuorviante, perché allontana, in quanto imitazione imperfetta, dall’idea universale del bello, che solo con la filosofia si può attingere; ma immediatamente dopo Aristotele nella “Poetica” riconosceva all’arte una sua autonomia sulla via della conoscenza: “…alcuni imitano molte cose rappresentandole con i colori e con le figure,…. l’imitare è connaturato agli uomini fin da bambini, ed in questo l’uomo si differenzia dagli altri animali perché è quello più proclive ad imitare e perché i primi insegnamenti se li procaccia per mezzo dell’imitazione…”. L’arte, per il filosofo, è anche “catarsi”, purificazione dalle passioni e sublimazione di esse: la rappresentazione delle passioni, componenti fondamentali della nostra “phronesis”, saggezza pratica, è un veicolo che porta alla virtù. Ma osserva Cassola: “Si definisca l’arte come conoscenza o come catarsi o come poesia, si suol dire sempre la stessa cosa: l’arte deve aiutare gli uomini a vivere e ad essere felici…. La conoscenza poetica delle cose (poetica e quindi vera) ci mostra come la vita sia un bene inestimabile e quindi ci rende felici. Tu leggi Omero e Virgilio, Dante o Dostoievskij, Joyce o Pasternak, e provi sempre la stessa impressione, una dilatazione dello spirito vitale, un attaccamento alla vita, una felicità insomma che non ti fa certo provare la conoscenza intellettuale, di cui avverti sempre i limiti, lo schematismo, la genericità. Le idee di Platone e quelle di Marx saranno state molto importanti per l’umanità nel suo insieme, ma non ti riguardano direttamente. Ma ciascuno di noi è come Ulisse, come Raskolnikov, come Divago, vuole la sua isola, il suo rifugio, la sua felicità, vuole la verità e la felicità per lui, per se stesso. C’è Cecina in Marx? Ci sono le ragazze che ho amato? Ci sono i miei sentimenti? E allora che vuoi che me ne importi di Marx.” Ecco la Sardegna di Stefania Caria, ecco il Salento, il nuraghe che si fonde col trullo ed il pagliaio, le piazze, i vicoli non dissimili di una realtà meridionale univoca e dal comune destino, lo stesso sole, lo stesso azzurro profondo del mare, la stessa luminosità del cielo, non offuscato da nubi minacciose, la medesima solarità di una natura generosa contro la volontà di una storia avara ed irredenta, talora profanata dal miraggio dello sfruttamento delle risorse paesaggistiche al godimento di pochi ed eletti. Ecco i fiori rigogliosi e sfavillanti, di cui la sinestesia fa sentire i profumi, ecco le nature morte di piatti ricolmi di frutta carnosa e colorita, fresca ed invitante; ecco i cavalli, di cui non c’è animale che rapprsenti meglio l’anelito alla libertà e all’esuberanza vitale. Dietro, la storia personale di una donna coraggiosa, che l’arte rivive come riscoperta di un’attitudine giovanile non correttamente interpretata dai genitori e non certo come rifugio e protezione delle sofferenze pregresse, smentendo, per quanto mi sembra, l’idea romantica di un’arte che nasce dal dolore, anzi sperimentando quell’altro aspetto dell’arte, che si nutre di solarità e di incanto di fronte alla natura.

Ecco infine gli scorci di vita familiare, la prima, coperta dall’allegoria delle maschere, la seconda aperta al sorriso del bambino, che concilia a più rosee speranze. L’artista è un’autodidatta, ma non di quelli che ignorano e vogliono ignorare i modelli, che rinunciano alla ricerca, che aspirano all’ accettazione incondizionata del loro procedimento naif, al contrario, ha il senso della letteratura, dell’ “auctoritas”, dell’autorità dei modelli, e si cimenta in quelli che ella definisce falsi d’autore, e che, a me sembra, sono sperimentazioni salutari di tecniche espressive, che servono alla formazione di un linguaggio personale ed originale. Per rendere consapevole il quale la Caria segue le lezioni di tecnica pittorica alla Maccagnani. Donna coraggiosa ed artista seria, già sulla via di un sicuro meritato successo”. Ennio Monastero

“Nella progressiva libertà di stile, conquistata attraverso “felici esperienze”, sembra evidente, oggi, che la pittura di Stefania Caria abbia certamente assunto un aspetto plastico e costruttivo nel superamento di ogni particolarismo.” Cecilia Polito

”In arte, come in natura, l’istinto e la razionalità si fondono creando le rappresentazioni e i comportamenti più fantasiosi. Così Stefania Caria, con la sua pittura densa e corposa, crea figure tanto immaginarie, quanto reali, magari frutto di un reupero memoriale legato a vissuto, scorci di vita, di quotidianità. Così le sue opere risultano accomunate da un temperamento vibrante ed esplosivo. Stefania Caria crea uno stile frizzante scaturito dalla geniale combinazione di figure morbide e colori accesi e ricchi di solarità, il tutto predominato da un carattere tipicamente mediterraneo”. Lavinia Arnò

“L’aspetto naturalistico nella pittura di Stefania Caria è predominante: scene di lavoro, di vita quotidiana, fiori, ma anche figure. Quel che più affascina della pittrice è il colore intriso di peculiarità salentine e sarde, coniugate con sapiente quanto squisita capacità compositiva, creativa, estetica. Non è difficile percepire, nelle sue opere, reminiscenze nostalgiche verso la terra natia, tra nuraghi e mammuttones, tra l’unicità paesistica e gli scorci di strade e stradine di paesi rimasti incontaminati nella loro stratificazione storica e artistica. Colpisce inoltre la sua genuinità creativa quando utilizza elementi presi dal quotidiano per esprimere in modo chiaro e senza complicazione alcuna le sue idee, che rimangono sempre sincere, senza complicazioni intellettualistiche o stilistiche di sorta. Caria è un’artista da gustare ed ammirare nella sua splendida purezza.” Marcello Ippolito
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I miei quadri ”Artisti in fiera” Mostre
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